FANTASMI
di Francesco Lauretta

Sciatò di Serravalle, via Garibaldi 49, Serravalle Pistoiese (Pistoia)
Opening: mercoledì 18 aprile 2012
Orario
18 aprile 2012 / 27 maggio 2012
COMUNICATO STAMPA
Lo spazio irragionevole
Ho iniziato a pensare a spazi espansi, non reali, perché potessero non contenere questa realtà, irresponsabili, dove la libertà e l’esordio sboccino in un altrove che da sempre cerchiamo di definire, di cui continuamente subiamo fascino, e ci sfugge. Quando ho cominciato a dare battesimo a queste immagini le ho comprese irresponsabili e cioè possibili, indefinibili per me nel loro proprio appartenere al mistero perché mi sono sorpreso, d’incanto, d’essere entrato, o semplicemente affacciato in un qualcosa che ha il sapore del “dopo l’ultimo giorno”, ovvero, sentivo che quelle immagini nulla avevano di umano ma s’avvisava in esse un senso di vertigine proprio, perché superata l’idea di destinazione l’immagine dimostra la natura disumana, fantasmagorica di sé facendomi trastullare poi –per un mese intero mi sono ripetuto la domanda ad ogni boccata d’aria- su cos’è ciò che sopravvive?
Sicuramente l’insepolto, credo. L’increato, immagino. E l’esordio, per esempio, sempre. Ecco allora che mi sono spostato intorno a spazi inaccessibili, senza tempo, altri spazi, irraggiungibili e irresponsabili ove l’infinito fruscia il nostro sguardo. E’ anche per questo che al di là dell’ in quadratura ho eliminato i solidi –il telaio per esempio-, lasciati incustoditi
i margini, allargato l’orizzonte, cercando di dare forma alle mie residue illusioni e dare una spinta irragionevole alla mia opera.
Infine un appunto sul titolo:
Parola di ampia e latente potenzialità d'uso comune può essere interpretata malamente se riesce a comunicare niente oltre la sua usuale accezione col rischio dell'indifferenza o, peggio, con sufficienza da persone che non condividono la stessa finezza investigativa o attenzione.
Diversamente densa e forte riposta nella sua componente che dal kitsch passa al grottesco fino al registro tragico, quindi ripiomba nel comico, è:
Fantasmi
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REALE
di Francesco Lauretta, a cura di Lorenzo Bruni

Ex Cavallerizza di Palazzo Sant'Elia, via Maqueda 81, Palermo
Opening: mercoledì 14 dicembre, ore 18,00
Orari
15 dicembre 2011 / 16 gennaio 2012
dal martedì al sabato 9,30 - 13,00 / 16,00 -19,30 / domenica e festivi: 9,30 - 13,00
COMUNICATO STAMPA
La Provincia Regionale di Palermo inaugura Mercoledì 14 dicembre 2011 dalle ore 18 la mostra personale di Francesco Lauretta, curata da Lorenzo Bruni, dal titolo evocativo e familiare di REALE. La mostra, prima e unica dell’artista nella città di Palermo, è costituita da un ciclo di cinque quadri, da testi e da un'azione performativa che si svolgerà nel giorno dell'inaugurazione all'interno dello spazio della Cavallerizza. Questi nuovi lavori, pensati appositamente per l'occasione, saranno contestualizzati da alcune sue precedenti opere come il video Condizioni marginali del 2005, da un catalogo di libri e musiche e altri progetti che andranno a formare un percorso inedito nelle sale al pian terreno di Palazzo Sant'Elia.
Il progetto di mostra di Francesco Lauretta trova il suo nucleo centrale in cinque nuovi grandi quadri che “abitano” e modificano la percezione dello spazio della Cavallerizza di Palazzo Sant’Elia di Palermo. Le tele sono appoggiate a terra in attesa di essere appese nella loro giusta posizione mentre solo una ha già trovato la collocazione sulla parete. In questo modo lo spazio si presenta come un luogo in trasformazione e in attesa di un qualcosa creando una sensazione che esprime e sintetizza perfettamente quella che anima i paesaggi “rappresentati” nei cinque quadri. Le tele presentano, in successione, le seguenti “vedute”: un particolare di città sconvolto da un terremoto, uno scorcio di una piazza assolata, tre figure di spalle in lontananza che osservano il mare, un cimitero sormontato da un cielo plumbeo e un particolare di interno di un’abitazione. Queste immagini mutuate dalla “pittura di genere” convivono nella stessa superficie pittorica con altre di diverso tipo creando una frizione e un contrasto “tra il surreale e l'inappropriato”. Le presenze che attraversano questi “luoghi immaginati”, citandoli in successione, sono: un volto di un cristo come “ecce homo”, un giovane e un anziano che parlano con circospetta affettuosità, scheletri che affiorano in trasparenza dal terreno sabbioso, una comunità di scimmie in attesa, un figurante per processioni vestito da san Giuseppe. Queste differenti scene ci appaiono in una dimensione allucinatoria come se fossero permesse da strani strappi spazio temporali. E' un collage di informazioni volto a constatare la condizione attuale del cittadino immerso in un presente espanso in cui le informazioni pubbliche vengono vissute, per mezzo della smaterializzazione delle informazioni/esperienze, in modo squisitamente intimo e viceversa. Tale analisi sull'attuale rapporto asincrono tra soggetto e paesaggio abitato o abitabile è solo il punto di partenza per l'artista che, ripercorrendo le possibilità insite nella storia della pittura occidentale, dal medioevo fino ad oggi, intende interrogarsi sulle modalità narrative del mezzo artistico e soprattutto su quale sia il pubblico e il fine di tale narrazione.
“Con la mostra di Francesco Lauretta – commenta il presidente della Provincia, Giovanni Avanti - Palazzo Sant’Elia si conferma non solo sede espositiva di prestigio, versatile come poche, capace di narrazioni contemporanee che non confliggono, e anzi si armonizzano alla perfezione con il suo impianto settecentesco, ma si rivela anche un luogo di suggestioni e di ispirazione. Così è nata l’esposizione di Lauretta, che visitando Sant’Elia ha trovato nei suoi saloni affrescati, tra le sue stanze cariche di storia, le ragioni di una nuova, visionaria, inquieta produzione artistica, che oggi si concretizza in questa prima personale palermitana”.
L'artista stesso parla così della genesi di questi nuovi quadri e dell'esigenza di realizzarli: “Si tratta di Cinque quadri di immagini in divenire, opere in cui realtà e irrealtà convivono, rappresentazioni di giunture storiche e momenti personali come sognati. I titoli delle cinque opere sono 1. Visione della fosforescenza. 2.Manifestazione dello schema perturbante. 3. Quadro delle opere complete. 4. Scena della crisi del reale. 5. Saggio dell’uomo fuori posto. Sono delle immagini con cui partecipo alla "rincorsa" della realtà in atto in questa modernità liquida. Alla realtà viene effettivamente fornito un ‘medium consapevole’ - una pittura liberata fuori dalle regole precostituite e una possibilità di riflettere sugli stili che convivono tra loro. La pittura va oltre queste passioni perché non è la rappresentazione della realtà a legittimarla: essa infatti è sempre aperta al nuovo, sempre viva davanti a noi.” Come scrive il curatore Lorenzo Bruni: “Per Lauretta, artista neo concettuale attivo dalla fine degli anni Novanta, l’opera pittorica è da sempre un mezzo per riflettere sulla storia della pittura e sulla sua funzione all'interno delle società. La situazione allestita all'interno della cavallerizza è uno scenario fantasmatico di codici culturali e stili differenti che riflette su come sintetizziamo il mondo e come lo tramandiamo. Questa dimensione necessariamente solitudinaria e introspettiva con cui il singolo riflette sul passato collettivo/personale è solo una faccia della medaglia. L'altra faccia o atteggiamento con cui affrontare questo problema è concretizzato nelle sale da testi, suoni, quadri e video precedentemente realizzati dall'artista in cui è presente la questione della socialità e della comunicazione con l'altro diverso da sé. La domanda aperta che emerge è quale sia la realtà a cui ci stiamo rivolgendo proprio nel momento in cui la diatriba tra post moderni e realisti si ripresenta alle porte e impone l'interrogativo su quale sia il punto dal quale narrare e raccontare l'umanità e con quale prospettiva questo debba avvenire”.
Francesco Lauretta (1964, Ispica, Ragusa; vive e lavora a Firenze) dopo studi tecnici, si trasferisce a Venezia e frequenta l'Accademia di Belle Arti nell’aula di Emilio Vedova. Si diploma nel 1989 presentando la tesi su James Lee Byars, artista americano incontrato a Venezia, che influenzerà le prime opere esposte a Torino, dove si trasferirà nel 1991.
Tra le sue recenti mostre personali sono da ricordare: Galleria Laveronica, Modica, a cura di Elio Grazioli, 2010; “Privato”, Galleria Antonio Colombo Arte Contemporanea, Milano, a cura di F. Pasini, 2007; “Non saremo noi”, C/O Careof, Milano, a cura di Roberto Pinto, 2005 e la collettiva al Museo Riso, Palermo, a cura di Giovanni Iovane, 2011 e la premiazione per il Premio Agenore Fabbri al Museo della permanente, Milano/Stadtgalerie, Kiel/Kunstlehaus, Graz, a cura Fondazione VAF, 2007.
La mostra è realizzata in collaborazione con la Galleria LAVERONICA Arte Contemporanea.
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Lauretta sarebbe anche il vezzeggiativo del nome di mia figlia e già questo crea un arco tra me e lui. Non ho mai amato l’arte del togliere, del poco, né sono stata sedotta dalle mille strade del post-moderno. Le opere di Francesco Lauretta mi sono cadute addosso per caso e le ho lasciate depositare nel tempo. Non mi sono pronunciata, non gli ho detto che mi piacevano. Perché le trovavo incredibili, cioè letteralmente non potevo credere che qualcuno facesse oggi quelle cose. Dipinge processioni, angeli, resurrezioni, crocifissioni, dipinge anche bambini, uno alle prese con la costruzione di una decorazione votiva, altri che giocano a calcio in un campo di cemento sul mare. Lauretta è però il più concettuale dei pittori, si deve stare attenti. Pare che spesso lavori a partire da una fotografia, e poi.. E poi che succede? Perché rifare una foto, che è già un realtà bruciata e mitizzata al tempo stesso? La foto brucia il tempo e lo mitizza ma, certo, essa riproduce la realtà. Ma credo che a Lauretta non interessi la realtà ma la verità, o addirittura la ‘straverità’. Allora ecco che in quella processione (Come un vaso rotto) tutto crolla, gli uomini cadono sotto il peso del santo che portano sulle spalle. Chissà se uno di loro ha avuto un malore, ha incespicato, o se è il santo a pesare troppo. Eppure le loro camicie iperverdi e i loro fazzoletti iperrossi mandano un segno nefasto, il colore su cui è basata la scena – vita, unione, canto – si rivela un bruno insidioso. La reliquia in effetti è bruna. Eccola la straverità: una cadere, una folla che al culmine del suo cammino spirituale si fa caos, ecco anche la vita che mentre canta, rovinosamente finisce. Certo Lauretta è un narratore, come Forster Wallace o come Jonathan Lethem (autori da lui sempre citati). E come Lethem scrive un’opera concettuale raccontando della mafietta italiana a Brooklyn, Lauretta, pittore maestosamente pittorico, dipinge un’opera concettuale (cioè che non dice quello che rappresenta ma molte altre cose) mettendo in scena la Sicilia e i suoi riti. Se poi uno si chiede come tutto questo venga alla luce, allora si entra in un campo antropologico-meraviglioso. Francesco Lauretta scrive che sua nonna dall’ospizio, una volta gli disse: “ Quando morì tuo nonno quella casa - quella piccola casa in ronco dei Vespri- s'oscurò.” Qualcuno può commentare al meglio il nostro tempo, e quella caduta rovinosa che del nostro tempo è la descrizione più esatta?
Alba Donati

